Orecchio

Otiti e problemi uditivi:
cura delle patologie dell'orecchio a Roma

La funzione dell’orecchio

Il sistema uditivo è composto dall'orecchio esterno, l’orecchio medio e l’orecchio interno. Un suono, affinché venga percepito, segue un lungo percorso nell'organo dell’udito; esso si propaga mediante vibrazione nelle parti dell'orecchio trasformando i segnali in impulsi nervosi che vengono rielaborati dal cervello in suoni comprensibili.
L'orecchio è formato da tre parti: l'orecchio esterno, con il padiglione auricolare, l'orecchio medio e l'orecchio interno.
Orecchio esterno: raccoglie i suoni attraverso il padiglione auricolare e li convoglia verso l’orecchio medio. 
Orecchio medio: trasforma le onde sonore, attraverso il timpano e la catena ossiculare, in onde di pressione che vengono poi trasferite ai fluidi dell’orecchio interno.
Orecchio interno: trasforma le onde di pressione in segnali sonori, attraverso le terminazioni nervose delle cellule ciliate, che vengono poi interpretate dal nostro cervello.

Le patologie dell’orecchio esterno.

Malformazioni congenite

Coloboma: è la suddivisione in due parti del lobulo, una parte anteriore ed una posteriore. Una delle cause più frequenti di coloboma auris è l’uso di orecchini troppo pesanti. Può essere congenito od acquisito.
È un difetto che si risolve facilmente attraverso un intervento in anestesia locale, si esegue l'asportazione della cute e poi la sutura della parte anteriore con quella posteriore ricostruendo la forma del lobulo.

Fistola auris congenita: si localizza anteriormente all’elice o al trago, talvolta anche nella parte ascendente dell’elice. Spesso dono bilaterali e possono essere associate ad altre malformazioni dell’orecchio.
Esse terminano sempre a fondo cieco e sono sempre indipendenti dal meato acustico esterno.

Atresia auris congenita: spesso unilaterale, l’orecchio destro è più colpito rispetto al sinistro ed i maschi sono colpiti il doppio rispetto alle femmine. Le malformazioni possono riguardare esclusivamente il padiglione (aplasia o ipoplasia auricolare), ma spesso ad un padiglione rudimentale si associa l’atresia del meato acustico esterno (atresia auris congenita) che appare chiuso da tessuto fibroso (atresia fibrosa) oppure da tessuto osseo (atresia ossea).

Il tappo di cerume.
È un'ostruzione dell'orecchio causata dall'accumulo di secrezione ceruminosa nel canale uditivo esterno. Normalmente, infatti, la sottile peluria presente nel canale uditivo favorisce lo scorrimento del cerume dall'interno verso l'esterno, impedendo che questo ristagni nel condotto uditivo; quando tale meccanismo risulta alterato (eccessiva quantità di acqua all'interno dell'orecchio, otiti, stenosi infiammatoria del canale uditivo esterno, uso di protesi acustiche, scarsa/scorretta igiene delle orecchie) si forma il “tappo” di cerume.

Otite esterna acuta.
È in un’infiammazione del condotto uditivo esterno che provoca un intenso dolore alla digitopressione del trago, rigonfiamento del condotto fino a chiudersi completamente, comparsa di secrezioni, talvolta la tumefazione della regione periauricolare e, raramente febbre.
L'incidenza della patologia è molto alta in estate per l'abbondanza di fattori favorenti (caldo, sudore, cloro dell'acqua di piscina, penetrazione di shampoo, balsamo ed altri prodotti chimici, microrganismi acquatici.
Naturalmente i batteri giocano un ruolo importante nella genesi della malattia ma esiste una predisposizione individuale a questo tipo di infezione, restringimenti (stenosi) del condotto uditivi, ipertricosi (eccesso di peluria) nei pazienti maschi adulti, dermatosi croniche del condotto uditivo.

Il foruncolo del condotto uditivo esterno
È appannaggio del terzo laterale del condotto esterno. L’otalgia domina il quadro sintomatologico: a volte può determinare insonnia, è esacerbata dal toccamento e si risolve con l’evacuazione; può esserci reazione linfonodale satellite, che si manifesta ad una certa distanza dall’evento. Il trattamento è antibiotico, seguito o preceduto da eventuale drenaggio chirurgico.

La pericondrite del padiglione
È una infiammazione che interessa il pericondrio, con un ispessimento che impedisce la nutrizione della cartilagine sottostante e ci può essere dopo chirurgia dell’orecchio o traumi.

L’otite bolloso-emorragica
È una patologia relativamente frequente ad eziologia virale, che interessa l’età pediatrica. È caratterizzata dalla formazione di flittene localizzate nel condotto e solo raramente interessa la membrana timpanica. Durante l’episodio algico, invece, la puntura della formazione bollosa, che provoca la fuoriuscita del liquido in essa contenuto coincide con la risoluzione.

Le micosi del condotto uditivo esterno
Le micosi del condotto uditivo esterno rappresentano una forma infettiva dell’orecchio esterno favorita da ambiente caldo umido, abuso di gocce antibiotiche; contatto con acque infette, specie se la cute è sede di dermatiti, diabete. I due agenti più frequenti sono la Candida e l’Aspergillo, la sintomatologia è dominata dal prurito associato a volte a secrezione e ovattamento. L’otomicroscopia può evidenziare il materiale tipo ovatta bianca o colorito nerastro con le evidenti ife (spillo con capocchia); o la presenza di materiale grigiastro denso. Nelle forme complicate può essere interessata la membrana timpanica, con presenza di granulazioni diffuse. La terapia è affidata soprattutto a detersione del condotto mediante aspirazione, lavaggi con soluzioni che abbassano il pH locale ed instillazione di latti antifungini.

Le patologie dell’orecchio medio

Otite media acuta
È una infezione batterica acuta della mucosa dell’orecchio medio, associata a volte da analogo interesse della mucosa di rivestimento delle cellule della mastoide. I principali germi responsabili sono l’Haemophilus, lo Streptococco, la Moraxella, che possono raggiungere la cassa timpanica per via tubarica, la più frequente; per via ematogena, in concomitanza con malattie infettive; per via condotto uditivo esterno. L’età più colpita è quella tra i 3 mesi e i 3 anni. La patogenesi è multifattoriale, anche se la disfunzione tubarica e l’immaturità del sistema immunitario sembrano avere un ruolo predominante. Altri fattori da considerare sono ambienti sovraffollati, fumo passivo. Da un punto di vista sintomatologico, l’otalgia domina il quadro clinico, spesso associata a rialzo febbrile. Il dolore alla palpazione nella zona mastoidea è indice di risentimento mastoideo, che può evolvere in mastoidite acuta. L’otoscopio rileva una iperemia della membrana associata ad estroflessione della stessa. L’iperemia può interessare il solo manico del martello con l’area epitimpanica sovrastante, oppure il timpano in toto, con colorito dal rosa intenso al rosso vinoso, e perdita dei normali riferimenti otoscopici come il triangolo luminoso, il rilievo ossiculare del manico del martello. Nonostante un trattamento antibiotico può persistere essudato sterile, responsabile di ipoacusia trasmissiva residua e di episodi di recidiva. Nei casi in cui l’episodio stenti a guarire, con persistenza dei sintomi, si può eseguire una paracentesi sulla sommità dell’estroflessione timpanica. La terapia medica si affida ad antibiotici, come amoxicillina e acido clavulanico da protrarre fino a 8-10 giorni.

Otite media secretiva
È una affezione molto frequente, con presenza al di là di una membrana timpanica integra, di un versamento con caratteristiche organolettiche che variano da un carattere liquido ad uno viscoso, più o meno denso. Interessa nella stragrande maggioranza dei casi l’età infantile ed è bilaterale. La malattia ha risoluzione spontanea ed è legata a condizioni geografiche, climatiche ed ambientali, così da poter essere causa di ipoacusia trasmissiva fluttuante. Tra i fattori favorenti l’insorgenza di questa patologia sono da annoverare l’epoca del primo episodio otitico, la prematurità, la razza bianca, le malformazioni congenite, l’allergia ed anche il reflusso gastro- esofageo. Agenti patogeni frequenti sono l’Hemophilus e lo Streptococco Pneumoniae, va poi sottolineato il ruolo primario della tuba di Eustachio per la ventilazione dell’orecchio medio. Clinicamente si riscontra ipoacusia, e ciò rende quasi impossibile la diagnosi nelle forme monolaterali in età precoce. L’otalgia è rara, ed è costituita da senso di ovattamento auricolare, l’ipoacusia in genere, trasmissiva è di grado lieve (25-49 dB) e bilaterale e può avere carattere fluttuante variando con la posizione della testa. L’esame otoscopico è sempre patologico, anche se a volte può sfuggire, le anomalie timpaniche riguardano colore, struttura e motilità. Il timpano perde la sua semitrasparenza per assumere un aspetto più ispessito. A differenza delle forme acute, i rilievi ossei restano ben visibili. Reperto costante è rappresentato dalla presenza di vasellini disposti radialmente tra periferia della membrana e condotto uditivo esterno. È raramente riscontrabile un colorito bluastro della membrana timpanica, piuttosto tipico di una evoluzione in granuloma colesterinico per accumulo di emosiederina in condizioni di ipoventilazione. Il timpano può presentarsi anche assottigliato, retratto e atrofico. La retrazione può occupare tutta la membrana o la sua parte postero-superiore, costituisce una sequela e può precedere una otite adesiva o colesteatomatosa. Quando il timpano mantiene la sua trasparenza è possibile visualizzare uno o più livelli idro-aerei, con le caratteristiche bolle. Gli esami funzionali da applicare sono l’audiometria tonale laminare, l’impedenziometria, il primo, a volte permette di evidenziare una ipoacusia trasmissiva di grado lieve, anche se si possono instaurare quadri di persistente ipoacusia neurosensoriale. La timpanometria porta ad un grafico di tipo B (versamento) o di tipo C (depressione endotimpanica). A parte la possibile evoluzione positiva naturale, è possibile che l’OMS tenda a persistere pur senza aggravamenti sintomatologici o funzionali. Ma già di per sé la persistenza della patologia, è un fatto negativo che merita un trattamento più o meno drastico per il perdurare della perdita uditiva e per evitare alterazioni morfo-strutturali della membrana timpanica. Il trattamento antibiotico non è di utilità, la terapia si basa su fluidificanti e decongestionanti nasali, o steroidi per uso sistemico. Utili sono anche cicli di vaccinoterapia anticatarrale durante il periodo invernale. Per le forme non risolvibili con terapia medica, è programmabile trattamento chirurgico con adenoidectomia, siringotomia con o senza apposizione di tubo, che permette una alternativa apertura della tuba con una ristabilita funzione uditiva normale.

Otite media cronica
L’otite media cronica viene così definita una serie di esiti irreversibili di ripetute flogosi, aspecifiche oppure, molto più raramente, specifiche, che interessano il distretto oto-mastoideo. A seconda delle caratteristiche morfo-strutturali che ne derivano, tali esiti vengono denominati: otite media purulenta cronica semplice, con perforazione della membrana timpanica; omc timpano-sclerotica, con placche calcaree, più o meno spesse, associate alla forma precedente o non accompagnata a perforazione timpanica, interessanti parte o tutta la membrana timpanica o nelle forme attive, possibili localizzazioni ossee dell’orecchio medio; omc atelettasica con retrazione di una parte, di parti o tutta la membrana verso la parete ossea promontoriale; omc fibro-adesiva, caratterizzata dall’adagiamento a lenzuolo di una membrana timpanica lassa sulle pareti dell’orecchio medio; omc colesteatomatosa, vera e propria forma complicata di una ompc semplice interessante una zona marginale della membrana o la pars flaccida. Tutte queste forme sono riesacerbate da flogosi e manifestazioni allergiche delle prime vie aeree.
L’ompc semplice si identifica con la presenza di una perforazione della membrana timpanica. L’evento iniziale è un episodio di infezione acuta, generalmente di origine nasale per disfunzione tubarica, che determina irritazione ed infiammazione della mucosa dell’orecchio medio con ulcerazioni e tessuto di granulazione, espressione di un meccanismo di difesa locale, che può portare alla formazione di polipi. Per il persistere della situazione si può avere erosione delle strutture ossee con eventuali complicanze. I germi più frequenti in causa sono lo Pseudomonas, lo Stafilococco, il Proteus o la Klebsiells Pneumoniae. La morbidità dell’ompc risiede nella concomitante ipoacusia trasmissiva e nell’otorrea, a volte fetida. Il paziente si presenta con un orecchio secernente da qualche tempo ed una anamnesi positiva per otiti acute recidivanti, oppure per un evento traumatico pregresso. In genere non lamenta dolore, mentre è più frequente una ipoacusia dello stesso lato. L’ispezione può denotare edema del condotto uditivo esterno per presenza di secrezione purulenta, ma l’orecchio non è dolente alla palpazione. La secrezione può essere sierosa o purulenta, a volte con screzio emorragico, a volte di colorito verdastro e maleodorante. Tra i fattori favorenti sono da menzionare episodi di otite media acuta e condizioni di vita disagiata o pazienti con palatoschisi o malattie genetiche. Le indagini funzionali da eseguire si incentrano sull’audiometria tonale, che metta in risalto una ipoacusia trasmissiva; una ipoacusia mista trasmissiva, come segno di interessamento dell’orecchio interno, una ipoacusia neurosensoriale. Le indagini radiologiche non sono indispensabili se non in forme che destano dubbio. In base alla sua localizzazione, la perforazione timpanica si può definire marginale o non marginale, nel primo caso con i margini coincidenti col bordo anulare osseo timpanico. Le perforazioni marginali hanno un particolare significato clinico, in quanto possono favorire l’insorgenza di forme complicate di ompc, fino a sfociare nel colesteatoma. La perforazione timpanica può essere inoltre definita secernente o meno, a seconda che coesista fuoriuscita di materiale mucoso, muco purulento, francamente purulento o, emorragico. Nelle perforazioni di vecchia data i bordi sono definiti callosi, mentre in quelle recenti sono sfrangiati ed irregolari. Funzionalmente, le dimensioni della perforazione sono responsabili di forme più o meno severe di ipoacusia trasmissiva. Tra le complicanze sono annoverati il colesteatoma, una ipoacusia neurosensoriale, una crisi vertigionosa, raramente una paralisi del nervo facciale. Il trattamento di una ompc semplice si basa su: detersione accurata da secrezioni o tessuto di granulazione; gocce antibiotiche locali, da somministrare dopo detersione del condotto, con neomicina, idrocortisone ed un detergente o tobramicina e dasametasone; trattamento antibiotico sistemico in casi di fallimento di quello locale. L’omc può essere trattata chirurgicamente con timpano-plastica o miringoplasica se le condizioni generali del paziente lo permettono. L’omc timpano sclerotica è caratterizzata dalla presenza di chiazze calcaree più o meno estese, e di spessore variabile, a carico di una membrana timpanica sede o meno di perforazione. Anatomopatologicamente si caratterizza con una degenerazione ialina dello strato fibroso della membrana, questo processo può estendersi anche all’orecchio medio, interessando la parete promontoriale e la catena ossiculare. Queste forme sono identificate incidentalmente e non provocano alterazioni funzionali, altre invece possono determinare forme più severe di ipoacusia trasmissiva o mista.
L’omc atelettasica è caratterizzata dallo sfiancamento di alcuni o tutti i settori della membrana timpanica che vengono risucchiati verso la parete mediale della cassa, con formazione di tasche di retrazione e possibile colesteatoma secondario. Le zone timpaniche più suscettibili di questi sfiancamenti sono il quadrante postero-superiore della pars tensa e la pars flaccida per intero. L’evoluzione della tasca può prevedere che essa sia comunque detersa e ben controllabile; o può avere una tendenza ad invaginarsi, entrando in contatto con le strutture ossiculari o con le pareti dell’orecchio medio o ancora favorisca l’accumulo di materiale di desquamazione e detriti che non riescono ad essere detersi; o infine può perdere spessore e assottigliarsi fino a perforarsi favorendo con l’accumulo di detriti, il colesteatoma.
L’omc adesiva è l’evoluzione di multiple manifestazioni flogistiche all’orecchio medio. La membrana dietro sollecitazione di ripetuti episodi flogistici per ipoareazione dell’orecchio perde la normale conformazione ed appare appoggiata sulle pareti ossee con scomparsa dello spazio aereo dell’orecchio medio e di ogni comunicazione tra i distretti cellulari.
L’omc fibroadesiva è la conseguenza di una infiammazione attiva della mucosa della cassa al di là di un timpano chiuso, con fibrosi che riempie la cassa. Successivamente, depositi fibro-colesterolici tappezzano le pareti dell’orecchio medio con formazione del granuloma colesterinico. Questo è rappresentato da una raccolta di materiale ematico fluido e brunastro, che si forma per stravaso ematico per dilatazione dei vasi, che è conseguenza di ipoventilazione degli spazi cellulari della piramide petrosa.
L’omc colesteatomatosa costituisce il quadro flogistico cronico più importante dell’orecchio medio, già di per sé una complicanza nella sua forma secondaria. Il colesteatoma può essere congenito o acquisito, recenti teorie hanno proposto per il colesteatoma una patogenesi legata a eventi di trasformazione pre neoplastica (iperproliferazione dei cheratinociti, espressione di markers epiteliali), deficit del processo di cicatrizzazione, collisione tra risposta infiammatoria dell’ospite, epitelio dell’orecchio medio ed infezione batterica. Il congenito si forma dalla persistenza di residui embrionari cutanei nel contesto osseo o aereo dell’orecchio medio o dell’osso temporale ed è caratterizzato dall’integrità della membrana. Al contrario quello acquisito può essere primario o secondario: impiantato durante chirurgia, corpo estraneo o trauma; migrazione epiteliale, ovverosia un percorso anomalo della cute del condotto uditivo esterno confinante con la perforazione timpanica, rivolta all’interno più che all’esterno; metaplasia epiteliale, per cui l’epitelio cubico, dopo stimolazione flogistica sulla mucosa dell’orecchio medio, diventa di tipo squamoso cheratinizzato. Anatomopatologicamente è formato da un involucro esterno, detto matrice, circondato da tessuto infiammatorio, mentre all’interno c’è un accumulo di squame di cheratina enucleate ben differenziate. Il quadro clinico si basa, nel colesteatoma congenito, in età pediatrica, su ipoacusia trasmissiva sovente mal interpretata come una forma catarrale. Forme di colesteatoma congenito nell’adulto possono rimanere silenti per anni e interessano le porzioni più mediali della rocca petrosa. Si possono riscontrare per paralisi del nervo facciale, o per sintomi vertiginosi da otalgia o cefalea. Nelle forme acquisite ci si può trovare di fronte ad un accumulo di secrezione muco purulenta o francamente purulenta, talvolta striata di sangue per la presenza di formazioni polipoidi aggettanti nel lume del condotto, che devono essere rimossi mediante aspirazione. Dopo detersione del condotto si osserva la perforazione della membrana, a carico della pars densa, occupata da tessuto biancastro avvolto o meno da secrezione ceruminosa o purulenta. La comparsa di vertigine durante l’aspirazione del condotto può essere indicativa della presenza di una complicanza fistolosa. Oltre alla forma conclamata bisogna tener presente le forme subdole, in cui la perforazione o la formazione biancastra può essere celata da un minimo accumulo di cerume. La diagnosi è affidata ad otoscopia, tra i sintomi del paziente manca l’otalgia e anche l’ipoacusia, questa è generalmente di tipo trasmissivo variabile a seconda del coinvolgimento o meno degli ossicini, per semplice blocco di movimento o per usura e discontinuità. L’ipoacusia neurosensoriale è generalmente da associare a forme complicate, per l’usura dei canali semicircolari o della parete mediale della cassa a livello del promontorio. La vertigine può rappresentare un sintomo periferico come interessamento delle parti ossee della capsula labirintica.

Otite siero-mucosa o glue ear.
È la tipica otite dei bambini con adenoidi che è cronica e quindi non presenta le tipiche caratteristiche acute dell’otite media acuta. Spesso la diagnosi è fatta in maniera fortuita, infatti i genitori portano il bambino dallo specialista perché alza troppo la televisione o non sente bene e solo in seguito ad impedenziometria viene diagnosticato glue ear. Per glue ear si intende che nell’orecchio medio, per i motivi adenoidei di cui abbiamo parlato prima, c’è un versamento sieroso che però non ha avuto una sovrainfezione nè batterica né virale, ma che nel tempo, essendo cronica, ha riassorbito la sua componente acquosa ed è diventata una vera e propria colla. In questi casi è necessario un intervento di drenaggio timpanico ossia l’inserimento di un tubicino di drenaggio attraverso il timpano allo scopo di drenare il muco e per ripristinare quelle condizioni di areazione dell’orecchio medio, che normalmente sono mantenute dalla tuba. Questo tubicino di drenaggio poi sarà estromesso fisiologicamente dopo qualche mese, senza la necessità di andare a toglierlo.

Le patologie dell’orecchio interno

Malattia di Meniere
È una labirintopatia ad eziologia ignota che interessa il labirinto membranoso. È caratterizzata dalla presenza di crisi vertiginose recidivanti accompagnate da sintomi neurovegetativi, ipoacusia sensoriale, inizialmente fluttuante, acufeni e senso di ovattamento o fullness. Interessa prevalentemente l’età media, senza prevalenza di sesso, ed è generalmente monolaterale. L’idrope endolinfatica può verificarsi per eccessiva produzione di endolinfa causata da aumento della pressione idrostatica a livello della stria vascolare, aumentato stimolo della secrezione ed aumento della pressione osmotica endolinfatica, oppure per insufficiente riassorbimento di endolinfa, dovuta a deficit funzionale del sacco endolinfatico, appendice del labirinto membranoso deputata al riassorbimento di endolinfa.
Clinicamente è caratterizzata da ipoacusia neurosensoriale, a volte fluttuante, a volte improvvisa, acufene, crisi di vertigine rotatoria, ovattamento auricolare. 
Con il progressivo deterioramento della soglia uditiva, date le sue caratteristiche sensoriali, si vengono ad associare altri disturbi uditivi legati a distorsione della frequenza (diploacusia) e dell’intensità (recruitment). La diagnostica audiologica si avvale di un certo tipo di audiometria a risposte elettriche che può evidenziare un rapporto tra potenziale di sommazione e d’azione maggiore di 0.5. L’impedenziometria è normale, con riflesso stapediale presente, pur se con soglia ridotta, segno di compressione del campo dinamico. La vertigine caratterizza il quadro clinico del malato menierico ed è considerato il parametro per definire se la malattia è quiescente o non. Trattandosi di una forma periferica, ha caratteristiche di vertigine rotatoria, oggettiva (stanza che ruota intorno al paziente) o soggettiva (paziente che si sente ruotare), della durata di alcuni minuti od ore, accompagnata sempre da nistagmo e fenomeni neurodegenerativi, senza mai perdita di coscienza. Il paziente, prostrato dall’episodio acuto, resta con gli occhi chiusi, preferibilmente al buio ed in decubito laterale opposto al alto interessato. La prima crisi è in genere la più intensa, mentre le crisi successive presentano carattere di minore acuzie. Nel paziente in piena crisi si può osservare nistagmo, con fase lenta ed una rapida, la durata del quadro vertiginoso varia da minuti a ore, mai secondi o giorni. Alla fine dell’episodio l’esame obiettivo si negativizza, anche se nel paziente si instaura un quadro di ansia legato al timore di prossimi episodi. Il trattamento della MM viene distinto in quello attuabile per la risoluzione della crisi acuta ed in quello da adottare nel periodo intercritico, per evitare nuove crisi. Nella fase acuta il paziente, a riposo, è aiutato con farmaci ad azione sedativa centrale; il trattamento nella fase intercritica può invece essere di tipo medico o chirurgico.
In una prima fase al paziente si danno consigli sullo stile di vita con alimentazione povera di sale e sono prescritti diuretici. La terapia chirurgica è affidata a sezione del nervo vestibolo cocleare, che può essere effettuata per via retro-sigmoidea o fossa cranica media o retro-labirintica. Altre forme di terapia possono prevedere il drenaggio del sacco endolinfatico o la somministrazione trans-timpanica di farmaci ad azione ototossica (streptomicina) o una terapia pressoria.

La vertigine parossistica posizionale benigna (VPPB).
È una delle frequenti cause di vertigine rotatoria oggettiva, che colpisce in genere l’età medio-adulta e che può essere la conseguenza di pregressi traumi cranici o cervicali, di processi di senescenza del sistema vestibolare, oppure da causa sconosciuta. La premessa patogenetica si identifica nella presenza, nello spazio endolinfatico, di otoconi allo stato libero (cristalli di carbonato di calcio), a livello dei canali semicircolari (per lo più il posteriore), che procurano un anomalo stimolo irritativo del lato interessato, con insorgenza della crisi vertiginosa. L’anamnesi ed il quadro sintomatologico sono patognomonici con vertigine violenta di breve durata in relazione a movimenti del capo. Il trattamento di questa forma si basa su farmaci specifici ed è di facile risoluzione, con manovre fisiche specifiche che facilitano l’allontanamento di particelle irritanti da zone stimolabili (la manovra di Semont).

La neurite vestibolare.
È una improvvisa vertigine rotatoria, oggettiva e soggettiva, accompagnata da nausea, vomito, sudorazione, pallore che si manifesta a distanza di 7-10 giorni da un episodio virale, influenzale a carico delle prime vie respiratorie senza ipoacusia o altri disturbi cocleari. La patogenesi potrebbe essere una infezione del ganglio di Scarpa, per cui il trattamento, oltre a sedativi ed antiemetici, si avvale anche di farmaci antivirali o steroidi, con normalizzazione del quadro vertiginoso entro 1 mese dall’episodio.

Ipoacusia improvvisa.
Consiste in una perdita, improvvisa, di udito parziale o totale che in genere interessa un solo orecchio e può regredire totalmente o parzialmente. Essa può accompagnarsi ad acufeni e vertigini.
La malattia può essere secondaria a diverse cause ed accompagnarsi ad altre patologie tra cui: eventi traumatici cranici e dell'orecchio medio (fratture); infezioni virali; infezioni batteriche; disturbi circolatori (vasculopatie); neurinoma del nervo acustico; sclerosi multipla.
Nella maggior parte dei casi, tuttavia, nonostante gli sforzi per diagnosticare la causa, l'origine dell’ipoacusia improvvisa non può essere dimostrata (forme idiopatiche).
La diagnosi si formula mediante l'esame audiometrico ed impedenzometrico, possono essere d'aiuto gli esami ematologici. Molto utili sono lo studio dei Potenziali Evocati Uditivi e le tecniche di imaging: TAC, RMN.
L’ ipoacusia improvvisa è considerata una urgenza medica e come tale, urgente deve essere il trattamento.
La terapia deve essere instaurata entro 24 - 48 ore dall’insorgenza dell’ipoacusia e si basa sulla somministrazione di cortisone ad alte dosaggio, riposo, fluidificazione del sangue e soprattutto ossigenoterapia iperbarica.
Richieda un check-up di orecchio e udito a Roma al numero +39 06 3333452 
Share by: